Biografia

Prima i FATTI, poi le parole.
Franco Ariano Maestro Illu Minato


27 aprile 1972, Cesena, Italia, data e luogo di nascita di FRANCO ARIANO. Cattolica è la sua città.

15 ottobre 2016 è la notte in cui, dopo un’operazione chirurgica per polmonite trascurata, rinasce come

Maestro Illuminato, nome di lì a poco trasformato in Maestro Illu Minato da Philippe Daverio, il quale, a Firenze, crea di getto un’opera d’arte firmata per Ariano alla pagina n.80 del proprio libro “L’ARTE DI GUARDARE L’ARTE”.

Da quel giorno Ariano, ogni notte, “VEDE” nella sua mente immagini ed opere già formate, talmente “volatili” da costringerlo a fissarle, con bozzetti e schizzi, sul suo taccuino al buio, accendendo la luce le immagini scompaiono.

Agosto 2018, in meno di 2 anni, ha annotato più di 1.300 opere da realizzare. 200 di queste sono immagini che la sua logica “diurna” non riesce a ricostruire, in sostanza non sa cosa sono.

La prima opera d’arte di FRANCO ARIANO Maestro Illu Minato s’intitola:

“IO ODIAVO L’ARTE, fino a ieri 15.10.2016”, data dell’anestesia chirurgica,

la seconda:

“QUEL CHE TOCCO DIVENTA ORO”.

Una sua particolarità sta nell’utilizzare cataloghi originali delle aste di CHRISTIE’S e Sotheby’s nella realizzazione di alcune sue opere.

Tre sono i tratti distintivi che arricchiranno ogni suo opera, garantendone riconoscibilità.

Il primo collima perfettamente con la sua innata attenzione ai bisogni dei più deboli: anziani, bambini, donne, animali ed artisti; infatti decide di donare ad ogni sua opera un reale BROKEN NEST (Nido torto, non più “attivo”, raccolto tra le potature, nel rispetto delle leggi faunistiche). La plastica, con cui gli uccelli hanno costruito questi nidi, rappresenta per Ariano l’imperfezione che caratterizza ogni famiglia o nido umano.

Il nido è un pensiero per chi, secondo lui, merita quella carezza ricca di calore ed affetto mai o raramente ricevuti. Simboleggia il calore, il rifugio della famiglia, una sorta di casa sull’albero, luogo protettivo e sicuro. E’ la difesa del ricordo dell’infanzia, spesso unico periodo realmente sereno.

Il secondo criterio di personalità è l’apposizione, su ogni opera, della sua frase:

Ognuno, prima o poi, ha bisogno del proprio nido, even if BROKEN”.

(Everyone, sooner or later, needs to have their nest, even if BROKEN).

Il terzo attributo riguarda il confine che accoglie ogni suo lavoro, la cornice. Non sarà mai un limite assolutamente lineare o perfettamente chiuso. In almeno un lato di ogni sua opera saranno sempre presenti “aperture” da lui create, quali rotture, bruciature, frammenti di cornice, tagli e tratti discontinui.

Nel 2018 durante un corso di perfezionamento di calligrafia tenuto da Concetta Ferrario definisce la propria firma ispirandosi anche ad ideogrammi cinesi. E’ un segno netto, composto dalle iniziali del proprio nome “F ” e “A ”, ricco di coerenza poiché in alcuni tratti rappresenta il nido. Nell’esecuzione della firma magicamente crea insieme anche un simbolo antropomorfo, costituito da linee e cerchi ripetuti alle estremità.

Il cerchio, che non ha inizio né fine, né direzione né orientamento, è il simbolo del cielo, di tutto ciò che è spirituale ed il nido, questa sommatoria di cerchi ripetuti, ci riporta a concetti umani di perfezione ed intangibilità.

Tre scalini disegnati sulla destra della sua firma rappresentano gli imprevisti nella vita umana che, con impegno e volontà di rialzarsi, verranno superati conducendo all’obiettivo del desiderio, simboleggiato dal nido dorato. Il grande nido ellittico, in basso a sinistra è il luogo caldo e sicuro per la scritta Maestro Illu Minato, un pensiero rivolto, in questo caso, a sé stesso.

Tutto ciò riunito in questo “logo” dimostra la sua volontà, riportata anche nelle opere:

“IO NON VOGLIO LASCIARE SOLO SEMPLICI SEGNI, MA MESSAGGI”.

Nel 2017 inventò un dispositivo che permette a fiumi, mari e laghi di creare dipinti sfruttando le diverse caratteristiche delle onde acquatiche.

Nello stesso anno all’aeroporto di Rimini mise in moto un aereo e posizionandosi sul retro dello stesso, munito di casco e tuta ignifuga sfruttò, sfidandola, l’energia dell’aria che fuoriusciva dai motori creando, con vernice acrilica, la serie di opere “AERO”.

Stessa sorte toccò alla MotoGp, infatti propose un nuovo progetto a DORNA e DUCATI CORSE. Tutti furono entusiasti del fatto che, mediante un nuovo strumento a più ugelli, inventato da Ariano, una MOTOGP poteva dipingere un quadro sfruttando la forza dell’aria della moto più potente al mondo.

Ariano ha ARROGANZA e CONSAPEVOLEZZA di poter competere con:

“Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Martyr Patricio Clito Ruíz y Picasso”,

detto Picasso, col quale si ha la certezza del “Segno”,

mentre con Ariano è garantita la certezza del “Messaggio”.

Ha collaborato con Giovanni Sangalli di Milano per la realizzazione di alcuni dipinti, con vernici fluo, contenenti immagini “segrete”, svelabili con raggi UV, quindi visibili solo al buio.

Ha condiviso il suo atelier con l’artista Federico Signorini, pittore e musicista, del quale dice:

per ora, lui non sa nè cosa fa, nè perché lo fa, ma lo fa veramente molto bene”.

Sempre è mosso dal desiderio di aumentare le proprie conoscenze scientifiche e pratiche con la volontà di arricchire il proprio lato artistico e poetico. Il suo sviluppo filosofico cresce grazie al rapporto di amicizia con lo psicologo, scrittore e scalatore Siegfried Stohr, il “Pilota senza ali”.

Per migliorare in scultura e soluzioni “strane” ha frequentato il laboratorio di Corsucci a Montefiore Conca, dal quale ha appreso tecnica, tenacia ed attenzione ai particolari, in continuo confronto, quasi una sfida reciproca per inventiva. Nella propria bottega d’arte in Italia Umberto Corsucci, maestro scultore, ha stimolato l’entusiasmo di FRANCO ARIANO, scatenando la sua passione e contribuendo alla trasformazione di questo ragazzo nato senza istruzione artistica.

Come nelle migliori favole, però, ad un certo punto i valori dei due artisti si scontrarono sfociando in dissapori. Le divergenze di vedute tra Ariano e Corsucci, forse anche per la differenza di età, aumentarono per intensità e frequenza. Come disse Corsucci:

“Due galli non possono stare nello stesso pollaio”,

“Tu Maestro Illu Minato sei freddo come una lama di coltello”.

Ariano decise che era pronto a volare con le sue ali, era giunta l’ora di lasciare il “NIDO”.

La prima volta che FRANCO ARIANO vide il MoMA e la Tate ebbe 2 pensieri,

il primo fu:

“VOGLIO SCALARLI”,

il secondo:

“A ME NON BASTA UNA STANZA SOLA,

IO PER ESPORRE LE MIE OPERE HO BISOGNO DI UN PIANO INTERO”.

Il suo cuore si riempì di gioia quando scoprì che anche Van Gogh fu affascinato dai nidi.

I sentimenti di Ariano per Vincent Willem sono oggetto del capitolo VAN GOGH.

Con lo schizzo “Bird’s NestVincent Willem ha raccontato nella stessa lettera i suoi teneri sentimenti per i nidi di uccelli e di persone:

”Quando arriverà l’inverno (quando avrò più tempo per farlo) farò più disegni di questo genere di cose, la “nichée et les nids” [i nidiacei ed i nidi], li sento profondamente, specialmente i nidi delle persone, quelle capanne sulla brughiera ed i loro abitanti”.

Nel 1885, li ha fatti oggetto di cinque nature morte. Scrisse a suo fratello Theo che pensava che questi avrebbero attirato gli amanti della natura, ”a causa dei colori del muschio, delle foglie secche, dell’erba, dell’argilla ecc.”.

All’inizio di quell’estate, Vincent Willem aveva detto a Theo come prendeva i nidi. Era uscito con un contadino per cercarli. Ne trovarono sei, ”dai quali i giovani uccellini erano già volati, in modo che uno potesse prenderli senza troppi rimorsi di coscienza”. Secondo l’amico di Van Gogh, Anton Kerssemakers, aveva ”non meno di 30 nidi di uccelli diversi” nel suo studio, raccolti dalle sue passeggiate o acquistati dai bambini per circa 10 centesimi per nido. Per i nidi più elaborati, come i due nidi a forma di palla in alto a destra del dipinto “Still Life with Birds Nests”, Van Gogh pagava di più.

Ariano ha nel suo atelier circa 1.500 BROKEN NESTS (nidi rotti, non più utilizzabili dagli uccelli e raccolti tra gli scarti e le potature invernali nel rispetto della legge).

Lui ricompone e talvolta ricostruisce da capo questi nidi. Ognuno di essi esprime due funzioni, rappresentare la propria firma su ogni opera, porgendo una calda carezza al suo destinatario.

Figli di questo sentimento sono una serie di lavori, quali gli

“OMAGGI di FRANCO ARIANO Maestro Illu Minato” a:

Vincent Willem Van Gogh, P. Paul Rubens, Andrew Warhola, Primo Levi, Kurt Cobain, Elvira Vannini, Umberto Corsucci, Edvard Munch, Eric Hebborn, Amedeo Modigliani, Guerrino Bardeggia, Andrea Salvetti, Carlo Cracco, Charles Baudelaire, Madalyn Murray O’Hair, Noura Hussein, Vincenzo Peruggia, Marco Castiglioni, Amy Winehouse, Robin Williams, Enrico ed Alfredo Accatino, Flemish Primitives, Vincenzo Muccioli e San Patrignano, compresi bambini e donne oggetto di dipendenza o violenza.

Ariano ha inventato, a modo suo, sistemi ed opere perseguendo questo sentimento di protezione verso il prossimo.

Da sempre osserva i problemi discostandosi dalla “logica sequenziale”, risolvendo e scartando considerazioni ovvie, cercando punti di vista alternativi.

Esempi del suo approccio sono le invenzioni del grappolo d’uva e del Vino ERECTUS, del distanziatore per cellulari, nonchè del passeggino sicuro per bambini col quale intende evitare, durante l’attraversamento della strada, che il bambino sia posto per primo in strada, posizionando il conduttore davanti alla carrozzina e non più dietro.

Ha creato anche la serie di opere “FEMMINICIDIO” e l’installazione “PEDREPE”, il diverso presepe, rappresentazione critica della pedofilia nella chiesa.

Molto spesso si è fatto interprete del “pensiero laterale” grazie ad una semplice e geniale inversione dell’ordine di oggetti o soggetti, come nell’opera del progetto A.S.P. UNESCO intitolata “ FRANCESCA e Paolo”.

Sin da giovane è innamorato della materia e dei materiali, li conserva tutti, sperimenta e crea. E’ affascinato da piante, animali, nidi e tane, di terra ed acqua. A 13 anni è in grado di smontare, trasformare e rimontare un motore a due tempi, alternando disegni e costruzioni di scale in legno.

In mente ha un solo obiettivo: migliorare sempre sè stesso ed i processi che incontra.

Ciò lo porta anche ad aiutare alcuni piloti del Motomondiale che, quando lo seguono, verificano di persona come è possibile cambiare in meglio. Non insegna ad arrivare al successo, ma vuol far comprendere che solo un corretto atteggiamento può permettere di mantenere il successo.

Nel 1996 vide, nell’allevamento di Fabrizio Pecci, un piccolo struzzo incapace di camminare ed accerchiato da altri struzzi impegnati a mangiarselo vivo. Ariano chiese a Pecci di poter avere quel piccolino e dopo sei mesi di allenamento su di un girello con ruote, costruito a misura da Ariano, lo struzzo “Pigi” cominciò a camminare regolarmente. Ora si trova allo zoo di Falconara.

La sua passione per il vigneto lo portò ad impiantare una vigna alle Maldive, a Livigno ed in Italia a realizzare una serie di opere chiamate “VITIS DOMINI”. Con esse ha domato, ininterrottamente per sei mesi, il vigore di vigne in crescita all’interno di speciali quadri da lui stesso costruiti.

Nel 2003 a Siena, in veste di collezionista di vini, durante un corso di viticoltura tenuto dal dott. agronomo Ruggero Mazzilli intitolato Il rispetto della richiesta di verticalità della struttura vascolare della vite inventò, seduto sull’ultima sedia dell’ultimo banco, il grappolo all’insù ed il relativo Vino ERECTUS.

Nel 2009 decise che tutte le bottiglie di Vino ERECTUS dovevano essere:

1. in vetro speciale con collo di bottiglia lungo almeno 10 cm per alloggiare i 2 tappi, (trovò la collaborazione della Vetreria Etrusca che realizzò questa bottiglia speciale).
2. Chiuse con due tappi.
3. Tappate con tappatrice manuale capace di introdurre i 2 tappi nel collo della bottiglia (una ditta svizzera trasformò per lui una “boucheuse” di bottiglie di Champagne).
4. Dotate di cavatappi speciale allungato e creato in ottone pieno a Pordenone.
5. Sigillate con cera lacca.
6. Timbrate singolarmente con numero progressivo.
7. Poste in affinamento, singolarmente, all’interno di casseforti in metallo o in marmo.

Le soluzioni a questi 7 problemi sono meglio descritte nel capitolo VINO ERECTUS.

Nel 2011 CHRISTIE’S di Ginevra ha battuto all’asta la prima cassaforte contenente la bottiglia n.1 della prima annata, la 2009, in onore della nascita di suo figlio Benjamin.

L’asta è passata alla storia con la più alta quotazione di sempre per una bottiglia di vino alla prima annata.

Le pubblicazioni in tutto il mondo sono state 52.

In novembre 2018, con il patrocinio del Comune di Cattolica Ariano ha realizzato la sua prima mostra personale intitolata:

“EVERYONE, SOONER OR LATER, NEEDS TO HAVE THEIR NEST, EVEN IF BROKEN”.

“Accattivante, provocatoria e sconvolgente.

Studiata per lasciare senza fiato, per riflettere sul mondo che ci circonda con angolazioni innovative, partendo dalle nostre radici più profonde, per “approdare” ai pilastri dell’arte e della cultura moderna, in particolare a Vincent Willem Van Gogh.

Vi aspetta un viaggio incredibile con occhi puntanti sulla nostra società, sulle sue ironie, contraddizioni ed ingiustizie, rivoluzionando il finale in ogni suo schema e preconcetto, arrivando ad una grande verità: tornare ognuno al proprio nido, anche se BROKEN”.

FRANCO ARIANO Maestro Illu Minato , una LUCE..… un ritorno alla VITA…..

L’ingresso è libero, ma decide che i visitatori potranno entrare in sala mostra unicamente camminando in ginocchio attraverso un piccolo buco da lui ricavato all’interno di un confessionale sconsacrato.

Sta chiedendo al fruitore di abbattere, senza esitazione, i propri preconcetti verso le novità proposte nelle sue opere. Intende mettere in discussione, sin dall’inizio, difese e schemi mentali dei visitatori che accetteranno questa particolare sfida psicologica.

In sostanza trasforma gli adulti in bambini, riavvicinandoli a gesti antichi di prossimità e relazione con la terra.

Sin dall’inizio Ariano, ben conscio del valore delle opere che sta realizzando, progetta un archivio per la catalogazione di ogni suo lavoro.

Rispetta e segue le regole di catalogazione dell’UNESCO.

Gli archivi sono di fondamentale importanza perché conservano testimonianza delle decisioni adottate, delle azioni svolte e delle memorie accumulate.

Gli archivi costituiscono un patrimonio unico e insostituibile, trasmesso di generazione in generazione.
I documenti archivistici sono gestiti fin dalla loro creazione in modo da preservarne il valore e il significato.
Essi sono fonti affidabili di informazione per una amministrazione responsabile e trasparente. Essi giocano un ruolo essenziale nello sviluppo delle società, contribuendo alla costituzione e alla salvaguardia della memoria individuale e collettiva.
L’accesso agli archivi arricchisce la nostra conoscenza della società umana, promuove la democrazia, tutela i diritti dei cittadini e migliora la qualità della vita”.
Così recita l’incipit della Dichiarazione Universale sugli Archivi, scritta dal Consiglio Internazionale degli Archivi e adottata dall’UNESCO il 10 novembre 2011.

RIFIUTATO
Franco Ariano Maestro Illu Minato

Questa sequenza di successi è preceduta da un numero enormemente maggiore di eventi negativi, i quali, immaginati da FRANCO ARIANO come singoli mattoni, posti uno sull’altro, contribuirono alla formazione dell’opera “ LA TORRE DEI NO”.

Al tema “NO” l’artista ha dedicato anche l’opera “E’ PEGGIO UN SI SBAGLIATO DI UN NO GIUSTO” in omaggio alla frase di Mara Maionchi, durante XFACTOR ITALIA 2018.

Prima del 15 ottobre 2016, esattamente nel 2015, Ariano avrebbe voluto esporre ai tanti milioni di visitatori, durante il futuro EXPO 2015 a Milano, la cassaforte ERECTUS con la relativa bottiglia ERECTUS. Chiese a vari Ministeri del Governo Italiano, alla Regione Emilia Romagna, alla Provincia di Rimini e ad una dozzina di istituzioni collegate all’organizzazione dell’evento collegato alla nutrizione del pianeta ed all’alimentazione. Tante furono le promesse ricevute e le rassicurazioni, ma alla fine non si trovarono quei 50 centimetri quadrati necessari ad appoggiare quel vino da tutti definito così particolare. Pensò che in un tale contenitore di idee, esperienze e stimoli, in una piattaforma in grado di ospitare circa cinquemila eventi in sei mesi con rassegne di culture e popoli di tutto il mondo, doveva pur esserci un posticino per quella cassaforte. Ed invece NO.

Agli inizi del 2017 Ariano non aveva realizzato nemmeno una delle tante opere che aveva annotato nelle notti precedenti. Tuttavia sentì in sè che i futuri lavori avrebbero avuto una grande valenza sociale. Desiderava condividerne filosofia, sentimenti ed aspetti tecnici con curatori e responsabili dei diversi dipartimenti dei Musei più importanti al mondo. Avrebbe voluto parlare con loro, senza filtri tecnologici o digitali. Ricercava un colloquio alla pari, da essere umano ad essere umano.

Si sbagliava di grosso, però. “MANDA UNA EMAIL”, in Italia, e “SEND AN EMAIL”, all’estero, sono le uniche frasi che ricevette dagli esseri che si definivano “umani”.

Anche queste due frasi diventeranno due sue opere d’arte in omaggio alle migliaia di artisti incompresi, soprattutto nemmeno ascoltati, che gironzolano, come cani abbandonati, intorno alle porte chiuse delle gallerie d’arte.

In quel periodo, 2017, si presentò alla Tate Modern di Londra volendo proporre i pensieri che avrebbero originato le sue future opere d’arte.

Risposta: “Se non hai un dealer non possiamo parlare con te. Please send an email”.

Provò quindi alla porta della Gagosian Gallery a Londra e dopo ripetuti tentativi, riuscì ad entrare

nella hall, ma scortato dalle guardie del corpo a protezione delle opere di Picasso in mostra, ricevette un altro please “Send an email”.

Non mollò e provò da White Cube Gallery che gentilmente lo invitò a visitare la mostra in corso e gli chiese di vedere le sue opere. Ariano rispose che erano ancora tutte nella sua mente, ma che per far comprendere la grandezza delle stesse, citò come esempio l’opera che, grazie ad un congegno da lui inventato, permetteva al mare di dipingere un quadro.

L’assistente fu molto colpita e come sempre invitò Ariano con “Please send an email” e “quando avrai le opere finite ritorna da noi”.

Propose al MoMA di New York alcune sue opere, realizzate con i bambini di scuole partecipanti al progetto A.S.P. UNESCO, per la futura Esposizione “BROKEN Nature” alla Triennale di Milano.

Rifiutato o meglio REJECTED, nonostante le opere avessero una grande valenza sociale ed economica e fossero tutte arricchite da BROKEN Nests, in piena coerenza col tema dell’evento.

Inoltre il sistema di produzione di energia raccontato nell’opera intitolata “CANNE” rispondeva con fondamento alla domanda dell’esposizione, cioè come gli architetti del futuro avrebbero potuto migliorare il nostro mondo.

Tornato in Italia, visitò sempre più spesso Milano, dove lui dice:

“A MILANO NON CAMMINO, IO VOLO”.

Visitò la mostra “LOVE” presso La Permanente di Milano, dalla quale venne cacciato per uno spiacevole equivoco. In una sezione della mostra i curatori avevano creato 2 pareti parallele sulle quali chiunque poteva lasciare il proprio messaggio sul tema Amore. Ariano preso da un impeto creativo, che a Milano stranamente si manifesta anche di giorno, decise che le due pareti, separate in casa, dovevano essere unite proprio dall’amore. Perciò a differenza di tutte le migliaia di scritte lasciate dai visitatori precedenti, decise di unire simbolicamente le due pareti con una grande scritta che iniziava dalla prima parete, continuando sul pavimento e finendo sull’altra. La scritta era:

“L’amore è energia delle menti. FRANCO ARIANO Maestro Illu Minato ”.

Prese il pennarello nero come indicato dai cartelli ed iniziò la scritta sulla prima parete scendendo verso il pavimento ricoperto di moquette rossa. Continuò iniziando a scrivere sulla moquette quando, all’improvviso, arrivò una ragazza assistente gridando “no, no, non puoi farlo” e corse a chiamare un’altra assistente. Ariano sapeva che a breve qualcosa sarebbe accaduto, ma nonostante gli insulti delle due, finì la frase unendo filosoficamente le due pareti.

“Ma cosa fai, non sai che non si scrive per terra?”.

Alla domanda rispose gentilmente:

“Ma scusate, lì voi avete scritto “Prendi un pennarello e racconta“, in più voi avete anche scritto “Amore è? Disegnalo“.

“Ma non capite? Il senso della mostra è proprio questo, rispettare ogni visione di amore anche se diversa da quella degli altri visitatori”.

Le assistenti risposero

“Se non la smetti chiamiamo le guardie!”

subito dopo aver preso secchi di acqua e candeggina pronte a ripulire il pavimento.

Lui gridò “No, no, non la cancellate, non capite che se cancellate siete proprio all’opposto della mostra che esponete?”

Lo allinearono verso l’esterno (sinteticamente buttato fuori).

Un fuoco acceso bruciava nel suo cuore e decise che, prima della fine della mostra, sarebbe tornato di nuovo, in incognito, a vedere come l’essere umano era in grado di annientare anche un’innocua sensibilità con della candeggina.

Il 30 maggio 2017 infatti si ripresentò, come se nulla fosse accaduto, armato di telecamera per filmare l’eventuale residuo di scritta. In effetti la rigidità, senza buon senso, delle assistenti aveva cancellato quasi del tutto la sua scritta che però era dura a morire ed ancora si manifestava, quasi a dimostrare la forza dell’amore sull’ottusità umana.

Con grande stupore notò che lungo le scale de La Permanente era stato creato uno spazio, su una parete, per lasciare messaggi sul tema. La parete era già occupata da migliaia di scritte.

Ad Ariano sembrò impossibile questa nuova grande, anzi enorme possibilità.

Prese gli 11 pennarelli disponibili nei vari colori e li impugnò tutti, in una sola mano, a formare un enorme grande pennarellone. Iniziò di getto a scrivere su tutta l’ampiezza del muro:

“L’AMORE E’ ENERGIA, non si scrive per terra. FRANCO ARIANO Maestro Illu Minato”.

Questa volta nessuno lo fermò, ma data la grandezza della scritta e la sua lunghezza di quasi sette metri i pennarelli si esaurirono subito dopo la parola ENERGIA.

A quel punto era quasi ora di chiusura ed uscì fuori in strada a cercare un grosso pennarello nero per finire. Non lo trovò grosso come lo voleva lui. Giunse in una copisteria dove un ragazzo si impietosì e gli regalò il suo pennarello per 50 centesimi.

Corse indietro e finì la scritta con tanto di foto.

Sempre a Milano visitò la mostra di Vasilij Kandinskij al Mudec dove, tra una lettura e l’altra delle opere esposte, filmò i quadri. Ad un certo punto un assistente bussò alle sue spalle dicendogli “Non puoi filmare. Si può solo con Ipad o cellulare, non con telecamera”.

Decise di uscire.

Prima di andarsene fece un salto nello shop al piano terra del Mudec. Camminando tra oggetti ed opere in vendita venne stranamente richiamato dalla visione di un uovo dorato ed inclinato.

Sentì una attrazione superiore, quasi spirituale e chiese al commesso di chi fosse quell’uovo.

“Di Andrea Salvetti”. “E chi è Salvetti?” chiese lui.

Il ragazzo gli illustrò la sensibilità di quell’artista e nel contempo posizionò, sotto all’uovo dorato, un post it di colore giallo con la scritta nera “Andrea Salvetti Microcosmo”.

Ariano scattò una foto all’ Uovo con scritta sottostante per ricordarsi i dettagli.

Ma non gli bastava, voleva quell’uovo, lo avrebbe voluto comprare subito.

Prima, però, il negozio aveva bisogno di sentire Salvetti per il certificato di autenticità.

Bene, si accordano sul prezzo ed un responsabile dello shop si impegnò a richiamarlo dopo aver parlato con Salvetti.

Nella stessa notte Ariano avvertì l’esigenza di trovare più informazioni sull’artista per comprenderne meglio l’anima. Digitò su Google le parole Andrea, poi Salvetti, poi Enter.

Risultato: “Arte e cucina in lutto per Andrea Salvetti”, immediatamente pensò ad un errore o ad un caso di omonimia. Riprovò, risultato:

“È morto Andrea Salvetti. Designer e gastronomo amico degli chef e cultore della terra”.

I peli sulla schiena e sulle braccia si drizzarono, un nodo salì in gola, Ariano era disorientato.

Aveva “sentito” un messaggio che probabilmente veniva dallo spirito di quell’artista deceduto, su questa terra, esattamente il giorno prima.

La sequenza dei “NO” lo vede protagonista anche di un altro fatto.

Su segnalazione del fotografo Duilio Piaggesi, da sempre estimatore delle opere di FRANCO ARIANO, l’artista provò ripetutamente, come al solito senza risposta, a contattare anche l’ufficio stampa del Pirelli Hangar Bicocca di Milano.

Dopo tanti “MANDA UNA MAIL” e vari tentativi riuscì a parlare, una sola volta, con una responsabile che per pronta risposta, era l’anno 2018, gli disse: “siamo occupati fino al 2020”.

Ariano tentò di spiegare che voleva solo parlare per 5 minuti con il direttore artistico, ma niente da fare. Decise allora, visto che era già a Milano, di recarsi personalmente presso l’Hangar, ma prima telefonò per sapere se la responsabile fosse presente, risposta “è assente”.

Giunto all’ufficio della mostra chiese di poter parlare con la stessa responsabile, le ragazze del desk gli chiesero: ”Lei è il giornalista di Repubblica?”.

Ariano avrebbe voluto dire:

NO, io sono quello che ha ideato un albero della vita, con più di 8.000 vere foglie appartenenti a più di 600 specie di piante, così particolare da competere con quello di Klimt e siccome è immenso avrei proprio bisogno di uno dei vostri spazi”.

Dalla sua bocca però uscì, invece, un bel SI”.

Tempo 30 secondi e la responsabile assente era già davanti a lui.

A quel punto Ariano si presentò e spiegata l’opera dell’albero della vita chiese di poter parlare col direttore artistico. Risposta “E’ impossibile, però ti invito a godere della mostra sugli spazi di Lucio Fontana, qui da noi esposta proprio adesso”.

Ringraziò e “provò” di persona le opere ideate da Fontana, da lui definito un vero genio.

GILLO DORFLES
Franco Ariano Maestro Illu Minato

C’è un “NO ”che più fece soffrire FRANCO ARIANO. Fu quel “NOMAI ricevuto da Gillo Dorfles. Ariano da tempo seguiva i lavori di Dorfles, prima come artista, cultore di estetica, scrittore e critico d’arte. In Triennale a Milano vide una sua mostra allestita quando aveva 106 anni!!!

Avrebbe voluto porre la domanda, su quale fosse il senso della vita, ad un’anima brillante che aveva vissuto quasi 108 anni. (Interesse collegato all’albero della vita che Ariano ideò)

A novembre 2017 trovò il coraggio e telefonò a casa Dorfles chiedendo un appuntamento personale col professore. Una signora molto cortese rispose dicendo che a 107 anni compiuti si era ammalato, era meglio risentirsi a dicembre. Un mese passò e Ariano prima di Natale richiamò spiegando alla signora che avrebbe voluto consigli dal grande intellettuale su un’opera che stava creando, era proprio l’albero della vita proposto anche al Pirelli Hangar Bicocca. La signora, sempre gentilmente, disse che la malattia era peggiorata e addirittura era stato indispensabile attaccare le bombole d’ossigeno. Pregò Ariano di richiamarla in gennaio 2018.

A metà gennaio la signora rispose che Gillo era ancora attaccato alle bombole d’ossigeno e aveva perso la memoria breve, quindi un incontro sarebbe stato inutile, oltre che dannoso. Ariano in quel momento ricordò il periodo più brutto della sua vita cioè quello in cui, un anno prima, era attaccato all’ossigeno durante i mesi dell’empiema polmonare dovuto alla polmonite trascurata.

Poche notti dopo sognò che a Gillo Dorfles sicuramente sarebbe piaciuta la sua nuova idea. Aveva immaginato l’albero della vita realizzato in compagnia del professore, il quale, in punto di morte, donava le sue bombole d’ossigeno al tronco dell’albero. Il fine di Ariano era focalizzare l’attenzione sulla qualità dell’aria che avremmo respirato in futuro.

La morte sarebbe arrivata presto e Ariano spiegò alla signora, rimasta positivamente colpita, che in quel modo Dorfles sarebbe stato il primo artista a realizzare un’opera d’arte dopo la morte. Chiese alla signora se avesse qualcosa in contrario nel donare al tronco dell’albero della vita di Ariano le bombole d’ossigeno, nel momento in cui queste non fossero più servite.

La signora rispose che per lei non c’era alcun problema, ma non essendo lei a decidere lo invitò a telefonare all’erede di Dorfles. A febbraio 2018 Ariano lo chiamò spiegando il progetto, ma realizzò immediatamente che dall’altra parte non vennero comprese né le motivazioni nè le finalità dello stesso.

Ringraziò e da questo “NO”, mai ricevuto dal reale titolare, decise comunque di realizzare l’albero a modo suo, ma soprattutto ……

Il 2 marzo 2018 morì il professor Angelo Eugenio Dorfles. Forse si trasformò proprio in “VITRIOL, il personaggio fantasma ed eroe, posto in mezzo tra figurazione e letteratura da lui re-inventato all’età di 106 anni.

L’acrostico V.I.T.R.I.O.L. è emblematico delle finalità dell’alchimista:

”Visita Interiora Terrae, Rectificando, Invenies Occultum Lapidem”.

L’invito, rivolto alla terra interiore di ciascuno, è il seguente:

“Visita l’interno della terra, e rettificando (con successive purificazioni) troverai la pietra nascosta (che è la vera medicina)”.

Dietro VITRIOL (a volte rappresentato dal re Duenech) vi è da un lato il procedimento per arrivare al completamento dell’Opus che non può che partire dal minerale che si trova all’interno della Terra.

D’altro canto vi è una sorta di invito ad indagare la propria anima ed il proprio spirito per purificarsi, un processo parallelo a quello della produzione della pietra filosofale.

VAN GOGH
Franco Ariano Maestro Illu Minato

In agosto 2018 Ariano comunicò al dr. Massimo Piscaglia di Pesaro la sua intenzione di recarsi ad Amsterdam per visitare il Vincent Willem Van Gogh Museum ed il Museo della Pipa.

Voleva studiare i dettagli del lavoro dell’artista olandese. Aveva fame di particolari e sfumature poiché intendeva realizzare 31 diversi omaggi relativi alle opere in cui Vincent Willem aveva raffigurato la pipa, esattamente in 6 autoritratti più altri quadri. La pipa era l’oggetto che permetteva a Vincent Willem di gustare quei rarissimi momenti di serenità durante tutta una vita di stenti.

Il dottor Piscaglia fece notare ad Ariano che suo figlio era Giovanni Piscaglia, il regista dell’ultimo film sull’artista olandese intitolato “Van Gogh tra il grano e il cielo”.

Ariano era esterrefatto e si complimentò vivamente. Il dottore gli consigliò di arricchire la ricerca anche ad Otterlo presso il Kröller-Müller Museum, la seconda casa di Vincent Willem.

Con quasi 90 dipinti ed oltre 180 disegni, il museo possiede la seconda maggiore collezione al mondo delle opere di Van Gogh.

Ariano partì per quello che sarebbe stato, fino a quel momento, il viaggio più affascinante della sua vita, anche perché condividerà queste nuove con suo figlio Benjamin e sua moglie Milena.

PRIMA TAPPA: Otterlo, Olanda.

Prese nota di tanti dettagli scoprendo che 2 quadri nei quali Vincent Willem dipinse i nidi si trovavano proprio al Kröller-Müller.

Ha avuto la possibilità di vedere finalmente dal vivo anche alcune opere di Jan Fabre, artista che Ariano stimava da tempo.

La cosa migliore del viaggio però doveva ancora accadere. Sulla via del ritorno, camminando tra le siepi di Otterlo, trovò per terra un BROKEN Nest, cioè un vecchio nido di uccelli ormai fuori uso e caduto da un albero.

Lo raccolse e capì subito che il destino aveva bussato ancora una volta alla sua porta. Osservandolo bene e potendolo paragonare agli altri 1.500 BROKEN Nests che aveva nel suo atelier, determinò di avere tra le mani un vero capolavoro della natura.

Si sviluppava in obliquo, era diverso, allungato, voluminoso e ricoperto di muschio anche nella parte inferiore.

Un attributo lo accomunava agli altri nidi, era costruito anche con materiale di uso “umano”. Non plastica stavolta come negli altri, infatti non c’era plastica sparsa per le strade di Otterlo. L’unico materiale che l’uccello aveva trovato era un fazzoletto per naso usato, di carta bianca. Per qualche motivo lo aveva sistemato nella parte alta del nido durante la costruzione. Rispetto agli altri era più pesante, l’uccello aveva sapientemente distribuito argilla all’interno del nido.

Ariano si chiese “Perché?”, proseguendo con la domanda:

“Chi ha insegnato agli uccelli dove e come costruire, senza mani, un’opera ingegneristica così perfetta e resistente?”

Nessun’altro nido di quelli in suo possesso era così “imperfettamente” bello.

Non solo. Era senza dubbio il più bello di tutti, quasi alla pari con quello usato per l’opera intitolata “SVEGLIA”, per il progetto A.S.P. UNESCO, con reali “fettine” del libro di Chef Carlo Cracco.

Ora però sorgeva un problema. Come portarlo in Italia? Non voleva nasconderlo ai controlli aeroportuali e decise di essere il più trasparente possibile. Lo ripose in un contenitore curandone ogni lato in attesa dell’imbarco che sarebbe avvenuto dopo qualche giorno.

SECONDA TAPPA: Van Gogh Museum di Amsterdam.

Preso da mille impegni e dall’eccitazione aveva dimenticato di prenotare i biglietti on line e l’ufficio di prenotazione gli comunicò che non c’era più disponibilità. Gli ribadirono che anche il museo di Anna Frank era disponibile solo dopo 3 mesi, doveva riprovarci nel prossimo viaggio.

Non era possibile, aveva organizzato il viaggio per il museo di Vincent Willem e non poteva vederlo?! No. Se così doveva essere glielo dovevano dire guardandolo in faccia!

Si recò di fronte al museo e con un pizzico di fortuna trovò una fila, seppur chilometrica, che forse aveva qualche posto disponibile.

Si, non sapeva come, ma era finalmente dentro.

Lettere, schizzi, cornici, quadri, storie e ricerche.

Quello che aveva studiato su dozzine di libri e in ogni lingua era finalmente lì, veramente lì.

Non copie o stampe, non arte secondo l’idea assurda di tino sehgal.

Gli originali “veri” erano a soli 50 cm dai suoi occhi, gonfi di lacrime dalla gioia, e lui li guardava dal basso, dall’alto, da dietro quando era possibile, lateralmente, avvicinandosi ed allontanandosi ripetutamente per coglierne il “movimento”.

Scorse quello che sui libri non si può vedere, l’anima del colore perfettamente inserita all’interno dell’anima della materia, quella che, quando riesci a leggerla, “Ti senti in cielo”.

Era talmente entusiasta del TUTTO che sta vivendo che accadde una cosa inaspettata:

….. … ……… !! (questa non si può scrivere)

TERZA ED ULTIMA TAPPA: Museo della Pipa di Amsterdam.

Previo appuntamento procuratogli dal titolare di una delle ditte produttrici di pipe più famose al mondo, la Ser Jacopo di Pesaro, incontrò il direttore del museo.

Ariano con lui intendeva analizzare meglio le opere in cui Vincent Willem aveva dipinto la pipa; la Ser Jacopo aveva appunto realizzato, reinterpretandole con nuovi materiali, una serie di pipe, estremamente curate, dedicate alle opere in questione.

I due insieme analizzarono, uno ad uno, i quadri di Van Gogh.

Il direttore donò ad Ariano indizi tecnici, costruttivi e sociali di ognuna delle pipe raffigurate.

La grande fortuna stava nel fatto che lo stesso museo nel 2015 aveva già realizzato proprio uno studio simile e quindi l’analisi in corso risultò scorrevole e precisa.

Una grande novità venne scoperta solo quando i due si concentrarono sul quadro “natura morta con brocca figurata, macinacaffè e pipa”. Il direttore comunicò ad Ariano che quella non era, come tutti pensano, una vera pipa. Era un porta-pipa in legno per una pipa in argilla.

La scoperta fu fondamentale per la coerenza che Ariano intendeva riservare alle sue 31 opere.

Il viaggio terminò nel migliore dei modi.

I severi controlli, persino corporali, dell’aeroporto olandese non ebbero nulla da eccepire durante l’ispezione del nido di Otterlo, già da qualche anno non più utilizzato dagli uccelli, consentendone l’arrivo a destinazione senza alcun impedimento.

OMAGGI A VINCENT WILLEM VAN GOGH

Ariano ha realizzato 31 opere omaggi a Vincent Willem Van Gogh. Inoltre ha modellato e replicato in serie il proprio orecchio sinistro, di color rosso ed oro, per donarlo alla memoria dell’artista olandese.

La prima si intitola “Io adoro l’anima di Vincent Willem Van Gogh”; la seconda “Tra il grano e il cielo”; 25 sono le sue creazioni su altrettanti pannelli di multistrato marino e 4 sono le camicie di lino sui cui ha sparato diversi colpi di pistola.

Il suo fine è alimentare il dubbio sulle circostanze che hanno portato all’epilogo della vita di Vincent Willem. Ariano ha chiesto ad un ufficiale, direttore di tiro a segno, di sparare due volte su ognuno dei suoi 31 omaggi.

Spari reali con una pistola dello stesso calibro di quella che si ritiene sia stata la pistola che uccise Vincent Willem Van Gogh, una 7mm pinfire pocket revolver, conosciuta come una “ pistolet à broche” disegnata e costruita dalla Lefaucheux.

62 sono stati i colpi sparati, da vicino, da lontano, con diverse angolazioni.

Questi spari più quelli diretti a 4 diverse camicie di lino, su manichino e senza manichino, sono stati raccolti in un video incredibile girato da Ariano:

“HAPPY VAN GOGH by FRANCO ARIANO Maestro Illu Minato”

Considerando che non si hanno prove sui resti degli indumenti di Vincent Willem e che il proiettile che lo uccise non uscì dal corpo, ma rimase conficcato in una sua costola, Ariano dimostra come sia al momento OGGETTIVAMENTE impossibile determinare se si sia suicidato o sia stato ucciso.

Infatti molti dei proiettili uscirono dai pannelli di legno di Ariano e solo alcuni rimasero conficcati in essi, esattamente come accadde a Vincent Willem Van Gogh.

Ariano ha maniacalmente rastrellato, da tutto il mondo, oggetti e materiali coerenti con l’epoca in cui visse Vincent Willem. Tra questi ad esempio le originali monete come i centesimi olandesi in argento, emessi dal 1878 al 1885, per rappresentare il periodo in cui l’artista dipinse le opere con nidi, nidi che pagava appunto con quei centesimi.

In più ha comprato originali contenitori in legno per pipe, parti originali della pistola Lefaucheux, bossoli di proiettili 7mm, girasoli secchi e rovinati proprio come piacevano a Vincent Willem, BROKEN NESTS, diverse pipe, rasoi antichi, fazzoletti d’epoca, parti di vigne blu, semi di assenzio e ricordi di donna. Ogni oggetto è stato attaccato da Ariano ai pannelli di multistrato marino ed alle camicie in lino, tutti precedentemente colpiti da 2 spari di pistola con 2 angolazioni diverse.

Tutti i pannelli, nella loro parte sinistra, sono stati tagliati seguendo fedelmente il documento in cui è riportato uno schizzo fatto dal dottore che medicò la ferita di Van Gogh all’ospedale di Arles, Felix Réy, ritrovato tra le carte negli archivi dello scrittore Irving Stone, che ha scritto la famosa biografia di Van Gogh Brama di vivere.

Il disegno è stato esposto nella mostra “On The Verge of Insanity” dedicata alla follia dell’artista, al museo Van Gogh di Amsterdam.

Nello schizzo, datato 18 agosto 1930, si vede chiaramente che:

IL TAGLIO RIGUARDA GRAN PARTE DELL’ORECCHIO SINISTRO.

NATURA e INFANZIA
Franco Ariano Maestro Illu Minato

Romagna, Toscana, Salento e Svizzera sono i luoghi di Franco Ariano.

Fin da piccolo ha vissuto a Cattolica, dove ha conosciuto il mondo umano collegato al mare, ai porti ed alle barche.

Ha studiato la gente di mare, i capitani, i marinai ed i pochi maestri calafati ancora in vita. Quando alzava lo sguardo vedeva sempre lì presente quel dolce promontorio, Gabicce Monte, luogo ricco di salite e discese contornate da ginestre e pini marittimi.

La sua infanzia è vissuta anche dai nonni, tra Cesena (Romagna) e Porto Cesareo (Salento).

In Romagna ha respirato il carattere agreste, attratto dalla natura, tra galline e pulcini. Si tuffava in un mare di chicchi di grano ed accarezzava il pelo dei conigli. Mangiava piadina e fragole della nonna, ogni tanto anche un uovo fresco e crudo che veniva prima aperto battendolo delicatamente contro un muro.

Ogni mattina si alzava con un solo desiderio in mente, andare dalla Pia, una contadina che abitava di fronte alla nonna, per vedere se le sue galline avevano fatto l’uovo. Ma il nido era in alto per il bambino ed era persino coperto frontalmente da un asse di legno, quindi l’unico modo per scoprire se c’era l’uovo era arrampicarsi.

Da quest’esperienza nascerà l’opera ”C’È O NON C’È?”.

In Salento godeva dei meravigliosi colori marini riflessi dal tramonto tra una visita alla vigna del nonno, una spina di fico d’India nel dito ed una potatura di ulivi.

In quel posto la terra è bella, di un color rosso ruggine che contrasta con il bianco della pietra sottostante. In quel luogo, per ripararsi dal sole, ci si riposava all’interno di un trullo antico. Scoprirà poi che anche nelle piccole vigne in Borgogna fanno una cosa simile.

In piena campagna solo quando i gradi centigradi superavano la soglia dei 40, comprese che bisognava inventare una nuova parola, poichè il termine “sete” non bastava a definire il bisogno primordiale di quell’elemento, l’acqua potabile e fresca, che oggi troppo frettolosamente abbiamo imparato a sottovalutare.

Da queste esperienze origina l’opera per l’UNESCO intitolata “MIRACQUOLO”.

Guardando in lontananza capiva che ogni torre marina, eretta sulla costa, era stata costruita in modo che tutte si potessero vedere a distanza.

E’ lì che ha scoperto per la prima volta il mondo sottomarino e la pressione sul corpo umano.

Osservava murene, ricci, polpi, scorfani, granchi, anguille, gamberetti, squali, orate, delfini, tonni e pesci con righe coloratissime che colpirono la sua immaginazione non solo per bellezza, ma perché gli abitanti del posto li chiamavano i “CAZZI DEL RE”.

Ha imparato le tecniche di pesca, con canna, retino, e col “BOCCACCIO”, un vaso di vetro con un tappo di panno bianco bucato al centro. Sul panno strofinava farina o formaggio, immergeva il vaso in acqua e si allontanava. Dopo qualche minuto i pesci, attratti dal mangiare, entravano nel buco centrale e restavano nel vaso che poi veniva tirato su dal bambino. Che soddisfazione!

Sott’acqua lui notò che i pesci rigati, in dialetto chiamati “casciole” ed in italiano “rigatini”, avevano uno strano comportamento. Erano attratti dalle nuvole di sabbia create dal movimento dei suoi piedini. Allora inventò un nuovo tipo di pesca. Posizionò una piccola rete sul fondo sabbioso, mosse forte forte i piedi e subito arrivarono tanti pesci a righe, tirò su la rete con i fili collegati e “voilà”, pesce fresco per tutti. Anche se con triglie e cefali non funzionava è stato comunque stupendo esserci riuscito.

Era attorniato da forme naturali e paesaggi, valori che molto spesso ritroviamo nelle sue opere. Per Ariano la prossimità con la natura è un’ispirazione continua.

L’attenzione per le forme viventi affina la sua capacità di osservazione e fornisce modelli per le sue opere.

UNESCO A.S.P. OPERE
Franco Ariano Maestro Illu Minato

Nel 2017 Ariano è stato scelto dall’UNESCO di Roma, insieme all’I.C. G. Zavalloni di Riccione, per entrare a far parte della rete nazionale Unesco ASP.net. 2017/2018, presentando il suo progetto artistico “ INTERNATIONAL ART AND GOALS FOR AGENDA UNESCO 2030” alla Commissione UNESCO che lo ha accolto con grande interesse.

Le sue creazioni sono inerenti ai goals dell’AGENDA UNESCO 2030 per lo sviluppo sostenibile e la tutela di Diritti Umani e diversità culturali, dall’altissimo valore umano ed educativo.

L’ambizione di Ariano è di ottenere il riconoscimento delle opere come “BEST PRATICES” anche da parte della Commissione UNESCO di PARIGI e di esporle nei più importanti musei.

CANNE

Opera ispirata al goal n.7 dell’AGENDA UNESCO 2030:

Energia pulita e accessibile, assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici e sostenibili.


L’artista, in questo caso anche inventore, ha osservato che ogni casa, appartamento o condomino ha almeno una canna fumaria per l’evacuazione dei fumi.

Le canne fumarie sono alte dai 6 ai 12 metri, nei condomini e grattacieli dai 20 ai 100 metri.

Al loro interno c’è aria che si muove continuamente dal basso verso l’alto ed in qualche caso dall’alto verso il basso.

Ciò che rende possibile questo fenomeno è il differenziale termico tra ingresso ed uscita d’aria.

Se inseriamo, all’interno delle canne fumarie, alcune ventole leggerissime e collegate ad accumulatori di energia, noi avremo energia gratuita e pulita per tutti; in più avremo una maggiore resa energetica se:

- aumentiamo il numero di canne fumarie per ogni immobile;
- le allunghiamo in altezza;
- ne stringiamo il diametro nel punto di uscita, creando maggior velocità del flusso d’aria;
- interriamo una parte della canna per almeno 3 metri nel terreno, aumentando il delta termico tra i 2 poli di entrata e uscita aria;
- le ventole saranno del tipo che girano nei due sensi;
- coloriamo di nero la parte più calda od a contatto con i raggi solari.

Si tratta di un quadro in cui sono state posizionate due reali canne fumarie in acciaio inox su di un lato di un condominio dipinto, sull’altro lato è appoggiato un albero avente come frutti delle piccole ventoline colorate.

Queste ventoline quando saranno inserite all’interno delle canne fumarie produrranno energia grazie al naturale spostamento d’aria ed alimenteranno la grande lampadina di vetro.

Il nido, sempre presente come firma di ogni opera dell’artista, questa volta si trova all’interno della grande lampadina, ricevendo calore ed energia PULITA dal sistema descritto.

EDU

Opera ispirata al goal n.4 dell’AGENDA UNESCO 2030:

Istruzione di qualità, garantire un’educazione equa ed inclusiva, apprendimento permanente per tutti.


L’opera è una grande scritta “EDU” realizzata con libri dell’UNESCO e di altre Istituzioni provenienti da diverse parti del mondo.

Tale scritta è alloggiata all’interno di un grande nido, appoggiato ad un grande albero, disegnato dall’artista insieme a 3 uova. Il nido è colorato con vero guano di pipistrello di colore giallo.

Ogni uovo rappresenta una delle 3 lettere: “E”, “D”, “U”, con essa l’artista vuol mantenere l’attenzione sull’importanza di introdurre o reintrodurre, dove è stata soppressa, la materia dell’ EDUcazione civica nelle scuole.

Rispetto, Conoscenza ed Aiuto incondizionato tra i popoli sono fondamenti stampati nel DNA di

FRANCO ARIANO Maestro Illu Minato.

Qui il nido protegge ed accoglie anche un libro che ha subìto un grave reato, la soppressione, per mezzo di una lama.

Elenco libri utilizzati per la costruzione dell’opera:

Per la lettera “E”

1. UNESCO Education for All: Is the World on Track?
(EFA global monitoring report)
2. UNESCO Study Abroad 2006-2007
3. YALE UNIVERSITY PRESS CIVIC EDUCATION WHAT MAKES STUDENT LEARN
4. UNESCO collection of representative works Dolly City
5. LA NUOVA ITALIA EDITRICE FIRENZE IL PRIMO LIBRO DEL CITTADINO

Per la lettera “D”

1. FULVIO PAPI EDUCAZIONE CIVICA E PRATICA DI SCIENZE UMANE
2. LE MONNIER EDUCAZIONE CIVICA
3. BERTELSMANN STIFTUNG CIVIC ENGAGEMENT AS AN EDUCATIONAL GOAL
4. LE MONNIER UNA SOCIETA’ PER L’UOMO, educazione civica, sociale e politica
5. COLUMBIA UNIVERSITY NEW YORK AND LONDON —
CIVIC EDUCATION IN THE ELEMENTARY GRADES

Per la lettera “U”

1. BROOKINGS INSTITUTION PRESS Washington D.C.
Educating CITIZENS International Perspectives on Civic Values and School Choice
2. UNESCO All Human Beings...: A Manual for Human Rights Education
3. UNESCO L’ EDUCAZIONE DEGLI ADULTI MARZOCCO 1955
4. UNESCO Changing International Aid to Education:
Global Patterns and National Contexts (Education on the move)
5. LATTES EDUCAZIONE CIVICA

Libro soppresso per mezzo di una lama:

UNESCO Bouba and Zaza Accept People’s Differences (Childhood Cultures Series)

FRANCESCA e Paolo

Opera ispirata al goal n.5 dell’AGENDA UNESCO 2030:

Parita’ di genere.

FRANCO ARIANO, da sempre, osserva i problemi discostandosi dalla “logica sequenziale”.

Risolve scartando considerazioni ovvie, cercando punti di vista alternativi.

Esempi del suo approccio sono le invenzioni del grappolo d’uva e Vino ERECTUS, nonchè del passeggino sicuro per bambini col quale intende evitare, durante l’attraversamento della strada, che il passeggino con il bambino sia posto per primo in strada, quindi con il conduttore davanti alla carrozzina e non più dietro come oggi accade.

In quest’opera l’artista si fa interprete del “pensiero laterale” grazie ad una semplice e geniale inversione dell’ordine dei nomi.

Anche se nuovi studi sembravano dare luce ad epiloghi e fatti diversi da quelli fin ad allora conosciuti, Ariano ha notato che da sempre si è scritto e si è parlato di Paolo e Francesca con la figura femminile posta dopo quella maschile.

E’ una consuetudine, diffusa tra società e religioni, alla quale persino molte donne si sono abituate. Posizionando ”Francesca” al primo posto, l’artista intende compensare l’ ”offesa” di genere subita dalle donne per oltre ottocento anni .

Proprio Francesca da Polenta, o Francesca da Rimini (Ravenna, 1259/1260 —Gradara, 1285) fu vittima, in giovane età, di omicidio d’onore per mano del marito.

Francesca da Polenta e Paolo Malatesta sono due figure di amanti entrate a far parte dell’immaginario popolare sentimentale, pur appartenendo anche alla storia e alla letteratura.

A loro è dedicata buona parte del V canto della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Nella Commedia, i due giovani -riminese lei, della vicina Verucchio lui - rappresentano le principali anime condannate alla pena dell’inferno dantesco, nel cerchio dei lussuriosi.

In vita furono cognati (Francesca era infatti sposata con Giangiotto, fratello di Paolo) e questo amore li condusse alla morte per mano del marito di Francesca.

L’opera ha l’intenzione di far comprendere i concetti di genere, uguaglianza, nonchè tutte le forme di discriminazione e violenza, quali le mutilazioni genitali femminili, gli omicidi d’onore, il matrimonio precoce, le opportunità d’impiego, le paghe inique, la costruzione di linguaggi,

l’impatto sulle questioni di genere delle calamità naturali e comprendere le cause odierne e storiche dell’ineguaglianza di genere.

MIRACQUOLO

Opera ispirata al goal n.6 dell’AGENDA UNESCO 2030:

Acqua pulita e igiene. Garantire a tutti disponibilità sostenibile dell’acqua e delle strutture sanitarie.


Fortuna è avere ogni giorno un rubinetto dal quale esce acqua pulita e potabile.

E’ un vero e proprio Miracolo di Acqua, una rarità alla quale ci siamo abituati frettolosamente. Purtroppo quest’ è la stessa che serve per pulire i W.C. dei nostri bagni.

Riduzione dello spreco e miglioramento di strutture e processi di gestione acqua potranno aiutare il raggiungimento del goal n.6.

L’opera è una grande faccia in legno a forma di mezza mela, a sinistra, e a forma di 7 a destra.

La bocca è rappresentata da una tubatura crepata che perde tanta acqua. Dovrebbe portare l’acqua dai bacini alle nostre case, ma il grave stato in cui versa ne fa sprecare più del 50%.

Gli occhi ed il naso sono rispettivamente 2 manopole e 1 rubinetto di un vero lavandino con forma antropomorfa. Dal rubinetto escono 3.400 chicchi di riso ed osservando la faccia è riconoscibile il numero 970. Il tutto serve a ricordare che per produrre un chilo di mele si usano 970 litri d’acqua e per un chilo di riso ben 3.400 litri.

SPORT HAS NO HANDICAP

Opera ispirata al goal n.10 dell’AGENDA UNESCO 2030:

Ridurre l’ineguaglianza all’interno delle Nazioni e tra di esse

Realizzato in collaborazione con la Fondazione Vertical ed il designer Danilo Ragona (i quali hanno già fatto sfilare modelle in carrozzina con abiti dei più grandi stilisti al mondo, a Dubai, New York e Milano), il lavoro intende far ripensare all’uso del termine Handicap e sostituirlo nel gioco del Golf.

Trattasi di un grande quadro che ha come scena il campo da golf più prestigioso al mondo, cioè lo scozzese St. Andrew.

Dal prato spunta una palla da golf gigante che viene rotta dalla sedia a rotelle più performante al mondo, costruita in carbonio da Danilo Ragona in collaborazione con Alfa Romeo. Improvvisamente una bambina di ceramica, grazie anche all’attività di ricerca sulle nano tecnologie della Fondazione Vertical, riesce a superare la propria disabilità e dopo essersi arrampicata sulla grande palla da golf infila un enorme “T” in faggio sotto alla parola HANDICAP.

Ariano ha sentito l’obbligo di eseguire l’opera dopo aver praticato con successo il gioco del golf, poiché è assolutamente ingiusto e letteralmente non corretto l’utilizzo del temine HANDICAP, che nel golf rappresenta un VANTAGGIO di colpi in più rispetto ai giocatori professionisti.

Il sentimento che ha originato l’opera è largamente condiviso da maestri federali e giocatori di golf, tant’è che molti professionisti hanno incoraggiato Ariano nel proseguire con tenacia nell’impresa di voler far sostituire nel mondo il termine HANDICAP con altra parola.

Solo e soltanto quando il risultato sarà raggiunto, si potrà chiedere al Notaio Pacini di Siena la chiave che permetterà di aprire il piccolo teatro rosso, che fino ad allora avrà coperto il St. Andrew. Una volta aperto si potrà ammirare la sorpresa dell’artista per le varie federazioni gioco golf nel mondo.

Una palla originale ROLEX è accolta in un nido posto sulla scritta, con l’obiettivo di coinvolgere uno dei più grandi sponsor al mondo nell’operazione di cambiamento.

SVEGLIA

Opera ispirata al goal n.2 dell’AGENDA UNESCO 2030:

Fame Zero. Raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e un’agricoltura sostenibile.



Si tratta di un grande orologio creato con vere fettine del nuovo libro di Chef Carlo Cracco intitolato “Il Buono che fa bene”.

L’opera intende valorizzare il grande passo in avanti fatto dallo Chef più importante d’Italia nella cultura del cibo di qualità per un’alimentazione sana.

Ariano ha notato che i capitoli del libro sono esattamente 12 ed ognuno di essi rappresenta un alimento salutare scelto dallo Chef, immediatamente ha pensato che un modo “Buono” per “ svegliare” le persone, portandole a preferire alimenti migliori, era appunto attraverso una grande “SVEGLIA” realizzata con pezzetti di libro in prossimità delle 12 ore.

Lo Chef Cracco è stato entusiasta dell’opera ed ha apposto la sua firma in alto a sinistra.

PENTITI

Opera ispirata al goal n.15 dell’AGENDA UNESCO 2030:

Gestire sostenibilmente foreste, fermare il degrado del suolo e perdita di biodiversità.



Ad oggi in molti rivolgono la propria attenzione ai problemi dei mari in relazione alla presenza di plastiche in acqua. In pochi però hanno notato come anche in aria esista il problema.

Ariano da sempre firma le proprie opere con un vero BROKEN Nest, ovvero nido caduto o rotto, sempre comunque non più utilizzabile dagli uccelli (il tutto secondo le leggi e nel rispetto delle corrispondenze con l’ufficio competente della Regione Emilia Romagna). Rovistando tra scarti di potature ed alberi caduti l’artista ha notato che gli uccelli costruiscono i loro nidi con tantissima plastica “umana”.

L’opera è una scultura in Gress spugnoso, creta in collaborazione con lo scultore Umberto Corsucci, Montemaggiore Arte, Italia. Raffigura un uomo “contemporaneo”, un grande dirigente in giacca e cravatta che, in ginocchio, passa simbolicamente ai posteri un vero BROKEN Nest realizzato da un uccello con tanta plastica. L’uomo ha braccia tese, intenzionalmente allungate, con capo all’ingiù.

Ariano giocando sull’accento posto sulle vocali della parola PENTITI, individua due tipi di uomini.

I primi sono i “Pentìti”, cioè gli uomini resisi conto del danno creato all’ambiente dalla propria disattenzione o ancor peggio dalla malafede. Essi si inginocchiano in segno di scusa “essendosi pentiti” delle proprie azioni, ma pronti a recuperare.

Il secondo tipo è l’uomo che a tutt’oggi fa finta che il problema non esista o che, per interesse personale, lo tiene nascosto.

A questo uomo Ariano dice “Pèntiti”, un imperativo che servirà a farlo redimere.

Entrambi si sentono molto soli ed è per questo che Ariano in quest’opera dedica proprio a loro la sua frase, qui impressa sulla cravatta:

“Ognuno, prima o poi, ha bisogno del proprio nido, even if BROKEN”.

HOME

Opera ispirata al goal n.16 dell’AGENDA UNESCO 2030:

Pace, giustizia e istituzioni forti. Promuovere società pacifiche per uno sviluppo sostenibile, offrire a tutti l’accesso alla giustizia e costruire istituzioni efficienti, responsabili ed inclusive a tutti i livelli.


Ariano, come molti, è rimasto scioccato dalla foto del bimbo in valigia.

Con questa installazione egli ha voluto replicare il dramma del bimbo trasportato addormentato, dal proprio padre, all’interno di una valigia, il suo nuovo “Nido”, dopo il bombardamento della propria casa in Syria.

Il bimbo, simbolo delle atrocità della guerra siriana, è stato rappresentato dall’artista con imparagonabile verosimiglianza alla foto originale.

Chiunque ha guardato l’opera l’ha definita “impressionante”!

Alcuni hanno chiesto di coprirla.

ALTRE OPERE
Franco Ariano Maestro Illu Minato

Ad agosto 2018, l’unica opera realizzata da Ariano attraverso un video si intitolava:

“PAGINA 45, LA FORZA DI UNA PAGINA”.

Era stata creata con una telecamera alle ore 3 della notte del 13 maggio 2017, momento in cui Ariano stava leggendo il libro di Francesco Bonami dal titolo

“Lo potevo fare anch’io. Perché l’arte contemporanea è davvero arte”.

Giunto a pagina 45 Ariano notò come la pagina si alzasse nonostante lui la spingesse in giù e ciò si ripetè diverse volte. Prese la telecamera e filmò questo movimento.

Voleva rappresentare la forza delle parole, ma anche del supporto che le ha fatte arrivare fino a qui, il libro materiale, tema a lui particolarmente caro.

Da ciò nacque anche l’opera “UOMINI SENZA CARTA”.

Altre opere di FRANCO ARIANO sono:

LUPIN & KAOS IN PACE, REJECTIONS A GO GO, PROFUMO DI FREDDO MILENA, CHRISTIE’S MUNDI, UOVO SEBASTIANO, RELIGIOUS LEAGUE, HOT ARTIST, TIMBERLAND, SQUISSING, VIEILLES VIGNE, ROMANEE CONTI, MASSETO 1986, CHATEAU CLOS VOUGEOT, BOUCHON, WHITE CUBE, VERNISSAGE, ISPNEIM, LETUS, MESCIU CHICCO, MIGRATORI, QUERCIA 58, PODIO DEGLI ULTIMI, IOPERAIO, HAPPYPI’, CRISTO SENZA CRISTO, LA NIDA, NASCONDINO A LUTRY, TUTTO MIO PICCOLO IO , IL CORPO DI CRISTO, TORRI DI PISA, VULVANO, FIORE DELLA FELICITA’, IL PRODOTTO SEI TU, VAX, SESSO PERDUTO, MANIERA, ARTICOLO QUINTO, PLOTONE, DOLORE PURO, OSCENE VIRTU’, TAPAS BARK, E NON CI SEI PIU’, VERGINETO Pesaro Urbino Italia, ATTI IMPURI, IN & OUT, SKY ARTE, SEDUTE SUDATE, PILLOWS, VIDEO : HAPPY VAN GOGH BY FRANCO ARIAN MAESTRO ILLU MINATO, OMAGGIO A PHILIPPE DAVERIO ILLU MINATO, SEND AN EMAIL, ULTIMA CAREZZA, PARENT LICENCE, HOTEL SPADARI MILANO, 19, QUADRATURA DEL CERCHIO, UNO SU QUATTRO, VITIS DOMINI, BIG KNIFE-LITTLE GIRL, OLISBOS, PADDINGTON, TACTACTIO PALLIS, GENOVA 2018, CARCIOFO GOLIARDIA, INFI, DONNA CINESE SEBASTIANA, MARE, 90 MLN YRS, FINO A 12 ANNI, LOVE, AMUSE BOUCHE, TIMBERLAND, MUNCH NEST, HRC, COCA LIGHT, GUARDANDO IL SOLE, REPUTATION, C’E o NON C’E ?, “WE” HUMAN DESIRE, NON E’ UN PIATTO DI, ALLO SPECCHIO, REAL FALSE, TATE, IPOSSIA, 0,618, BELLISSIMO ITALIANO, ERROR, CLIO DINAMICA, STAO MENTALE CONGELATO, WLF, DISUMANIZZAZIONE DEI GRUPPI, WITH or AGAINT ?, PARA BELLUM, CAPACI DI FARLO, BARBIE, SOFT POWER, PITAGORA IN LOVE, TWITTER, ENTROPIA, CUORETTO SPA RED CHIPS,

DISTANZA DI INSICUREZZA,

TINO CLASTIA (in netto contrasto con tino sehgal),

36’ KM,

JE NE SUIS PAS PICASSO - JE SUIS UN GENTILHOMME.

Una delle opere alle quali tiene maggiormente riguarda il rapporto tra umani e due cani,

Lupin e Kaos, recentemente deceduti. L’opera è stata ispirata dalla frase del proprietario di Lupin:

“Con lui abbiamo condiviso ogni secondo che ci ha legato per 14 anni. Lo sento, lo respiro e il mio sguardo cerca ancora di incrociare il suo per scambiarci anche un semplice “ciao, sono qui”.

CRACCO
Franco Ariano Maestro Illu Minato

1) DAVVERO SEI STATO DA CRACCO?
2) COME SI MANGIA DA CRACCO?
3) HAI INCONTRATO CRACCO?

Lunedì 16 ottobre 2017, esattamente 1 anno ed 1 giorno dopo il suo intervento chirurgico, Ariano si recò al ristorante di Carlo Cracco in via Victor Hugo n.4 a Milano.

Molti ristoranti, da tutto il mondo, avevano chiesto di avere un esemplare di Vino ERECTUS, ma Ariano aveva deciso che nessun rivenditore, rappresentante, enoteca o ristorante poteva avere “direttamente” il suo Vino, ma solo attraverso aste internazionali come quella del 2011 di Christie’s a Ginevra.

In sogno aveva visto l’incontro per proporre a Carlo Cracco, creatore dell’”uovo marinato”, il suo Uovo DiVino, con Vino ERECTUS 2015, da esporre nella cantina del futuro ristorante in Galleria.

Il titolo di questo capitolo, in realtà composto da tre titoli, fu scelto da Ariano perché erano le domande che tutti gli fecero al ritorno dal ristorante.

Il giorno prima telefonò per prenotare l’ultimo tavolo rimasto alle ore 21,30.

Obiettivo di Ariano: spiegare a Cracco chi era e cosa aveva fatto in passato nel mondo-vino.

Sapeva già che lo chef il lunedì sera, con tutti gli impegni fissati tra ristoranti vari, Hell’s Kitchen e progettazione del nuovo locale in Galleria, sicuramente non sarebbe stato in cucina a dirigere la Brigata.

Ariano si era comunque preparato il discorso, aveva con sè il catalogo dell’asta di Christie’s del 2011, gli articoli sul Vino ERECTUS e aveva caricato la batteria del cellulare per mostrare il sito con le foto di Uovo DiVino esposto alla Triennale.

Ore 21.00, Duomo di Milano, Ariano incontrò il suo amico in incognito, Mister “V”, al quale aveva chiesto di accompagnarlo. I due dopo un salto in Galleria per osservare lo stato di avanzamento dei lavori al nuovo ristorante arrivarono in via Victor Hugo n.4.

Un ragazzo ben vestito aprì la porta e controllò la loro prenotazione.

Tutto confermato. Li accompagnò al tavolo del piano di sotto.

Nella discesa Ariano notò che tra le bottiglie aperte da servire al calice ai clienti c’era anche una Dugat-Py, uno dei suoi miti enologici.

Ariano aveva incontrato personalmente Bernard Dugat e Jocelyne Py circa 10 anni prima in uno dei suoi viaggi-ricerca in Borgogna. Era stato accolto, con sua moglie Milena, nel migliore dei modi dai vignaioli di Borgogna e Bernard aveva persino regalato ad Ariano una bottiglia di CHAMBERTIN firmata. Ariano cercava, da lontano, di capire se sulla postazione dei vini ci fosse una bottiglia di Gevrey Chambertin, di Mazis Chambertin o uno Charmes Chambertin.

Comunque sia, in fatto di vini, “siamo partiti veramente molto bene”.

“Atmosfera serena, stile ed eleganza, ma zero austerità, soprattutto dalla cucina”.

Notò che l’età media dei camerieri era stranamente bassa rispetto a quanto si era immaginato.

Il sommelier non faceva eccezione.

Venne offerta per prima dell’acqua da bere e proposto il menù in carta.

Decisero di puntare sulla degustazione completa. Ottima scelta.

A ruota portarono quella che di solito è la carta dei vini e che invece lì era un Tomo dei vini, una ricca enciclopedia dei vini, composta da pagine ben organizzate per zone vinicole italiane ed internazionali. I prezzi ovviamente erano stellari con alcuni soliti Romanee Conti sopra quota 20.000 ognuno. Ariano lesse il contenuto del menù degustazione, tutto gli piacque tranne una cosa.

Quell’insalata russa. Stupidamente gli restò in mente solo quell’insalata russa:

“assaggerò tutto del menù, ma quella proprio no, grazie.

Ma come, vado da Cracco, spenderò un occhio della testa e devo mangiare insalata russa???

Quella se la mangia lui!! (Ops. Questa non si poteva scrivere, ma fu la realtà)”.

La degustazione cominciò e per 50 minuti i due mangiarono senza la presenza di posate sulla tavola, tant’è che ad un certo punto Ariano chiese alla ragazza: “Scusa ma forse vi siete dimenticati di portare le posate?”

Lei rispose “No, questa è la fase Finger Food e si mangia con le mani, ma se i signori gradiscono le posate, le portiamo subito”.

Finita la fase Finger Food, arrivarono le posate. I due continuarono con la degustazione.

I vini, scelti in precedenza, vennero serviti senza soluzione di continuità, a differenza di ogni altro posto in cui l’artista era stato. Ad un certo punto, tra un calice e l’altro, Ariano, seduto al tavolo, vide in lontananza nella stanzetta di fronte a sé uno chef girato di spalle e nascosto per metà busto da una colonna. Lo chef scherzava e rideva con un signore al quel tavolo. Si davano battute reciproche, giocavano, lui seduto e lo chef in piedi, alto, ben dritto.

Sembra proprio lui, si, si, dimmi che è lui, è Cracco”, ma poi si rese conto che era un ragazzo vestito da chef che, per motivi probabilmente personali, era andato a rendere omaggio al tavolo di questi clienti con bambini.

“Non che credessi di vederlo, ma per qualche secondo ci avevo sperato. Vedere Cracco dal vivo e magari salutarlo da lontano”. Niente, purtroppo quello chef rientrò in cucina.

Le delizie del menù continuarono e non poterono far altro che attestare la qualità che venne loro servita. Ricerca, combinazioni perfette, audacia, contrasti incredibilmente azzeccati e grande concretezza rendevano quell’esperienza:“ Cracco, Tutto un Altro Pianeta” sul quale i due erano stati condotti. Questo è anche il titolo di una sua opera ispirata dalle emozioni provate quella sera.

A quel punto si ripropose l’interrogativo costante, lo stesso che Ariano ribadì nell’opera su

Damien Hirst, “Cos’è Arte?. A Venezia, Damien Hirst alla domanda di un giornalista:

“Damien What’s Art?” (Damien cos’è l’Arte?)

Hirst rispose “Fuck Knows!?”. (Chi cazzo lo sa!?)

Ognuno ha la propria definizione di arte ed anche Ariano fino a quel momento aveva la sua, ma in quel momento pensò:

“Oggi I know esattamente cos’è. E’ la capacità di far volare l’anima oltre i confini”.

Senza alcun preavviso si ritrovarono a perdere la cognizione del tempo ed anche dello spazio, il livello era altissimo, ma non troppo impegnativo, i piatti interessanti, intelligenti, a tratti difficili da comprendere, tanta era la perfezione voluta ed ottenuta.

“Sto mangiano, mi sto nutrendo, ma l’organo nutrito qui è la mente. L’orizzonte si è spostato. Questa è l’Opera di un grande uomo italiano, un modello da prendere come riferimento in termini di ingegno e personalità e sai cosa ti dico caro Carlo, io nel tuo ristorante ci voglio portare la persona a me più cara, mio figlio Benjamin di 8 anni, perché deve sapere che esiste un posto come questo”.

Dopo circa 2 ore, passate velocissimamente, Ariano sentì una voce venire dalla stessa stanzetta di prima, probabilmente da una televisione accesa dietro al muro.

“Io conosco quella voce, sentita centinaia di volte in televisione durante Masterchef ed Hell’s Kitchen, è lui, è lui, è davvero lui, ma la voce veniva dalla televisione”.

Ariano a quel punto chiese alla cameriera, “Scusi ma c’è Cracco in televisione?

Lei rispose, “no lo Chef è in cucina”.

Dunque il ragazzo chef ben dritto era proprio lui, Cracco “è anche un bambino giocherellone”.

Ariano spiegò che voleva proporre il progetto allo Chef e chiese se era possibile parlare con lui.

La ragazza andò in cucina a chiedere.

In quel mentre Ariano si rese conto di avere avuto la vescica piena già prima di entrare al ristorante, ma per le varie emozioni provate, aveva continuato a bere vini ed acqua senza interruzioni. Risultato, non resisteva più.

Mentre aspettava il ritorno della ragazza, con un si o con un no, decise che non poteva sopportare oltre e spostò la sedia per alzarsi.

In quel ristorante, quando si sposta la sedia, immediatamente un cameriere ti aiuta e ti accompagna al W.C. . Ariano disse “non c’è problema, vado da solo”, ma il ragazzo gentilmente replicò che per prassi loro accompagnavano i clienti.

I due si recarono lì, il cameriere attese fuori e Ariano entrò. In bagno c’era un grande specchio, lui si guardò in faccia, mille pensieri passarono per la sua testa, “Cracco mi riceverà o no?”

Si lavò ed asciugò le mani e venne riaccompagnato al tavolo.

Mister “V”, Ariano’s compagno di merende, era rimasto al tavolo e disse che la ragazza era tornata con un si, perciò più tardi Ariano avrebbe spiegato il progetto.

I peli sulla schiena si drizzarono e la camicia si sollevò. Per la prima volta sentì anche i peli della coscia sopra al ginocchio che si alzavano.

C’era però un problema. Ariano era andato in bagno, ma aveva dimenticato di fare quello per cui era entrato, quindi si era solo lavato le mani. Aveva anche continuato a bere e quindi stava scoppiando, spostò la sedia una seconda volta e il cameriere lo guardò con aria stranita.

Ariano disse “No comment, devo tornare su”. Stessa procedura e pratica finalmente evasa.

“Se penso ad una cena che dura quasi tre ore mi viene in mente “noia”, chiappe surriscaldate e desiderio di alzarsi. Qui no. Dovizia di particolari e cordialità rendono fluido il tempo che scorre.

Avrà anche un difetto questo posto?

Si, uno. Ne vorrei ancora, ancora ed ancora, tant’è che se mi chiedessero di ricominciare direi:

Si subito!”

30 minuti dopo la mezzanotte. Fine cena. Cracco lo invitò in cucina per l’incontro.

Mister “V” consigliò ad Ariano:

“Mi raccomando quando gli parlerai non farlo incazzare, non qui, non lì, non, non ….”

Ariano rispose “io voglio solo dirgli, senza esagerare e senza sottomissione, perché sono qua”

Si presentarono con una poderosa stretta di mano e si guardarono dritti negli occhi, sotto gli sguardi attenti di tutta la brigata e di Mister ”V”.

Quegli occhi, proprio quegli occhi che grazie allo schermo Ariano aveva imparato a leggere prima ancora delle parole.

Occhi sicuri, decisi, ma al tempo stesso potè scorgere una leggera stanchezza,

infatti era già l’una del mattino.

Ora quegli occhi erano lì davanti ai suoi, impegnati a leggere la sua persona.

Ariano non si sentiva sotto esame come aveva immaginato, incredibilmente parlare del Vino ERECTUS con Cracco lo metteva a proprio agio.

Era un incontro alla pari e spiegò che aveva voluto questo vino, con tutti i dettagli studiati, per renderlo disponibile nei futuri millenni, primo tra tutti il fatto di averlo ottenuto da grappoli con metodo ERECTUS fino alla vendemmia.

Cracco rimase colpito anche quando capì che Il vino era l’unico al mondo chiuso con 2 tappi e che per ottenere ciò Ariano era andato in Svizzera a far modificare una macchina tappatrice di bottiglie di Champagne.

Inoltre una volta inseriti i tappi, aveva dovuto creare a Pordenone un cavatappi lunghissimo in ottone, l’unico in grado di poter stappare la bottiglia.

Tutto ciò, Vino ed accessori, erano stai alloggiati per le prime 4 annate nella cassaforte Erectus e per l’ultima, la 2015, all’interno di Uovo DiVino.

La curiosità aumentò sulle papille gustative di Cracco che, come tutti, desiderava assaggiare tutte queste bellissime parole di vino.

“Sentiamo com’è questo ERECTUS 2015 in Uovo DiVino”, disse.

Ariano rispose imbarazzato “No”.

E Cracco “Come no?”.

“Non è tecnicamente possibile, non che io non voglia, ma è l’unico vino pensato per non essere bevuto, ma solo tramandato nei secoli, ecco perché vorrei esporlo nella nuova magnifica cantina di quello che sarà il ristorante più importante del mondo, in Galleria appunto”.

Ariano confessò che l’idea era venuta in sogno, probabilmente perché la passione per i temi “Uovo” e “Vino” legava idealmente i due protagonisti e che l’unico ristorante in cui Ariano avrebbe accettato di esporlo era proprio da lui in Galleria.

“Se questo è quello che ho vissuto e provato qui in Victor Hugo non riesco nemmeno ad immaginare cosa mi aspetta nel nuovo locale in Galleria.”

Ariano concluse con una riflessione:

“Non ho i battiti accelerati, non sono rosso in viso, non sudo. Sono solo, molto, molto contento. Come un bambino che ritrova la mamma dopo averla smarrita. Credo di pesare anche di più di quando sono entrato, perché in questo Pianeta la felicità ha un peso che si misura in Kilogrammi”.

P.S. 1: la risposta di Cracco alla proposta di Ariano fu: “SI”.

P.S. 2: il piatto più apprezzato da Ariano fu proprio l’insalata russa, uno straordinario, formidabile intrigo culinario.

P.S. 3: QUANTO HAI PAGATO DA CRACCO?

All’inizio il conto poteva sembrare un’enormità, ma per la qualità degustata era pochissimo.

La cifra sarà in futuro oggetto di un’altra opera di FRANCO ARIANO Maestro Illu Minato.

VINO ERECTUS
Franco Ariano Maestro Illu Minato

ORIGINE VIGNA ERECTUS

Sul finire del primo decennio del secolo in corso, grazie ad una folgorante intuizione dell’artista e inventore FRANCO ARIANO, viene avviata una sperimentazione viticola/enologica rivoluzionaria, i cui risultati potrebbero stravolgere completamente la fisiologia della vite e le basi scientifiche conosciute.

Ariano dopo aver partecipato ad una delle lezioni private di viticoltura con il dott. Ruggero Mazzilli in Toscana ( Isvea ) , dal titolo Il rispetto della richiesta di verticalità della struttura vascolare della vite è tornato in vigna e ha guardato le sue piante sotto un altro punto di vista, cercando di ascoltare quello che fino ad oggi non aveva udito.

Le viti gli hanno trasmesso un messaggio, chiedevano aiuto, forse da millenni:

il rispetto della loro struttura vascolare, cioe’ l’insieme di vasi o tubi dove le linfe, grezza ed elaborata , circolano per il nutrimento della vite.

Come si puo’ vedere nella fase della nascita, i grappoli di uva, nella maggioranza dei casi, nascono rivolti e tendenti al cielo, per la caratteristica dell’acrotonia.

author
author
author

In seguito, a causa dell’aumentare del loro peso, questi grappoli calano verso il basso, curvano il rachide che li sostiene e nel punto di curvatura si creano degli ingrossamenti, che uniti alle depressioni vascolari interne, sempre in quel punto, ostacolano la fluida circolazione e lo scambio della linfa tra pianta e grappolo.

Il viticoltore da millenni ha rispettato questa richiesta di verticalità accostando un picchetto al tronco della pianta e così nacque il tronco eretto; a quel punto però dal tronco nacquero i germogli che puntavano verso l’alto ma poi, per gravità, cadevano marcendo a terra insieme ai relativi grappoli.

Da lì si ebbero i vari sistemi di gestione della parete fogliare e ramificata (cordone speronato, guyot, alberello, pergola, ecc…)

A quel punto per FRANCO ARIANO fu immediato e normale chiudere il cerchio della vite continuando a rispettare la richiesta di verticalità anche nella parte più importante della vite: IL GRAPPOLO.

ORIGINE VINO ERECTUS

Grazie alla collaborazione con la Stazione Sperimentale per la Viticoltura (www.spevis.it) e i laboratori Isvea di Poggibonsi, allo scopo di comparare le caratteristiche delle uve e dei vini provenienti da sistemi di allevamento tradizionali con quelli ottenuti secondo il metodo “ERECTUS”, vengono avviati nel 2007 due progetti pilota organizzati in altrettante location ad altissima vocazione vitivinicola: San Gimignano e Gaiole in Chianti (Vertine).

Dalla comparazione dei profili analitici delle diverse tesi, emerge immediatamente come le uve Erectus presentino, rispetto alle tesi testimone, un pH più equilibrato, con acidità totale leggermente più contenuta, una concentrazione zuccherina più importante, corredata da un quadro acido più complesso e una ricchezza fenolica più marcata, sia in termini di polifenoli totali, che di antociani, i quali risultano decisamente più estraibili rispetto ai medesimi misurati sulle uve non trattate.

Tali caratteristiche si ripropongono nei vini, i quali risultano più equilibrati, più rotondi e più colorati rispetto ai testimoni, con un colore più stabile nel tempo, grazie alla maggior concentrazione tannica naturalmente presente”.

Dopo la riprova dell’anno 2008, dall’anno 2009 viene prodotto il Vino Erectus vero e proprio.

Grazie alla collaborazione delle più vocate aziende vitivinicole partners , in alcune delle migliori vigne d’Italia, vengono organizzate le campagne vendemmiali 2009, 2010, 2011, 2012, 2015 che permettono l’ottenimento di altrettanti vini, tutti elaborati, secondo un preciso e rigidissimo protocollo:

- selezione manuale di ogni singolo acino con controllo sotto tre lampade di ingrandimento;
- fermentazione in apposite anfore in vetro farmaceutico;
- pressatura soffice e manuale;
- imbottigliamento in bottiglia con due tappi, il primo sintetico con microvalvola, a contatto col
vino, il secondo in sughero , come riserva di ossigeno per l’affinamento;
- invecchiamento in speciali casseforti ERECTUS o in Uovo DiVino realizzato in marmo di Carrara
garantendo nei secoli ideali condizioni di umidità, temperatura, assenza di luce, di rumori e di vibrazioni.

author
author


MISSIONE VINO ERECTUS

Il valore di un vino dipende dal suo futuro.


Vino ERECTUS è l’unico vino pensato, protetto e curato sin dalla sua nascita per durare migliaia di anni.

Così come un tempo gli artisti venivano chiamati a corte, così oggi FRANCO ARIANO viene invitato dai migliori viticoltori ad usare il suo metodo di elevazione dei grappoli in piccole parcelle delle loro vigne.

Come ci è riuscito?

1) Abnegando totalmente lo squallido compromesso qualità/prezzo, preferendo SEMPRE e SOLO la qualità ad ogni costo e senza limiti di spesa.
2) Facendo certificare la procedura da un Notaio in Siena.
3) Vinificando solo le annate nelle quali la qualità dei grappoli è perfetta.
4) Creando solo n. 51 bottiglie per annata, dalla numero zero alla numero cinquanta;
5) Scegliendo le migliori piante nelle migliori vigne.
6) Brevettando un sistema manuale che permette di mantenere i grappoli con la punta
all’insù fino a vendemmia, ottenendo uve più sane, non trattate, quindi migliori;
7) Garantendo la qualità in cantina grazie alla collaborazione dei professionisti di Isvea.
8) Inventando la prima bottiglia con 2 tappi, il primo sintetico con microvalvola, a contatto col vino, il secondo in sughero, come riserva di ossigeno per l’affinamento.
9) Assicurando ogni singola bottiglia all’interno di speciali contenitori-cantina quali:

Casseforti e Uovo DiVino

Casseforti speciali ospitano singole bottiglie interrate delle annate 2009, 2010, 2011, 2012. Ideate per rispettare i migliori criteri di conservazione con appositi congegni idraulici e meccanici, atti a risolvere i 5 problemi del vino, garantendo nei secoli, ideali condizioni di umidità, temperatura, assenza di luce, di rumori e di vibrazioni.

Uovo DiVino per l’annata MMXV —2015, grazie all’interesse e collaborazione dell’architetto Mario Bellini. E’ la più piccola e preziosa cantina al mondo, in marmo di Carrara. Ciascun Uovo DiVino contiene la relativa bottiglia ERECTUS numerata e successivamente ricoperta di resina trasparente insieme ai semi —vinaccioli. In questo modo l’annata MMXV —2015 sarà l’unico vino pensato per essere solo tramandato nei millenni insieme al DNA della pianta che lo ha originato.

Interno di Uovo DiVino

Un vero e proprio atto di altruismo verso i posteri.

10) Rendendo impossibile anche solo immaginare la clonazione della bottiglia, della cassaforte o dell’Uovo DiVino.


FRANCO ARIANO ESPERIENZE DI VINO E VITICULTURA

FRANCO ARIANO, profondo conoscitore di viticoltura e di grandi bottiglie di vino, è un attento osservatore sempre pronto a sperimentare nel costante intento di migliorare la tecnica nota. Curiosità infinita, forza di volontà, abilità ed inventiva lo accompagnano nello studio di storie, sentimenti e stili dei più grandi maestri di vigna (il più importante è il dott Ruggero Mazzilli), osservando e visitando cantine in tutto il globo.

Dapprima decide di collezionare le più importanti bottiglie del mondo, scegliendo quelle selezionate da Wine Spectator come le “12 migliori del secolo 1900”:

• Chateau Margaux 1900, • Chateau Mouton Rothschild 1945, • Chateau Petrus 1961, • Penfolds Grange Hermitage 1955, • Chateau Cheval Blanc 1947, • Domaine de la Romanée-Conti Romanèe-Conti 1937, • Chateau d’Yquem 1921, • Quinta do Naval Vintage Port Nacional 1931, • Inglenook Cabernet Sauvignon Napa Valley 1941, • Paul Jaboulet Ainè Hermitage La Chapelle 1961, • Heitz Cabernet Napa Valley Martha’s Vineyard 1974, • Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi 1955.

Arriva, con fatica e dopo 7 anni, a possederne 10 delle 12, oltre a migliaia di altre bottiglie meno importanti. Le due mancanti sono Quinta do Naval Vintage Port Nacional 1931, Inglenook Cabernet Sauvignon Napa Valley 1941, ma quando finalmente le incontra decide di non comprarle perché nutre sospetti di falsità. Quando si ritrova tra le mani quelle 10 bottiglie più le sue preferite, cioè la Romanèe-Conti 1945 e gli Chambertin Dugat PY, rimane sconvolto dalle emozioni che provocano in lui. Ma anche se venera queste “grandi opere” ha solo un’idea in testa:

“confrontarsi con loro!”.

Sa che lui, FRANCO ARIANO, può fare meglio perché ha in se conoscenza e volontà.

La sua ambizione è quella di creare il vino più grande ed importante di tutti i tempi. Conosce perfettamente quali sono i dettagli fondamentali per l’obiettivo e soprattutto gli errori da non commettere.

Ariano analizza i punti deboli di quelle bottiglie “mito”.

Il primo problema oggettivo sta nel contatto tra vino e sughero: un liquido ricco di acidi reagendo con materiale organico per lungo tempo porterà all’assoluto degrado del composto dopo soli 100 anni.

Altri difetti sono la mancanza di cura nei trasporti del vino ed il fatto di lasciare ai futuri possessori la scelta su qualità e metodo di conservazione delle bottiglie.

Inoltre la mancanza di sistemi di anti frode ha determinato la clonazione di molte di esse, poi vendute come vere.

Per conquistare la vetta non gli basta aver inventato il metodo migliore di allevamento dei grappoli, con la punta all’insù, per migliorarne l’areazione, la sanità e la circolazione linfatica.

Non si ferma nemmeno dopo aver disegnato la nuova bottiglia con due tappi, il primo sintetico con microvalvola che lascia passare la molecola d’ossigeno e non quella di TCA (Tricloroanisolo) ed il secondo in sughero come riserva di ossigeno per l’affinamento.

Continua nel suo intento di migliorare la tecnica nota con il seppellire la bottiglia ERECTUS in un impasto di terra e cenere, contenuto all’interno di casseforti appositamente costruite con impianto idraulico naturale.

Inventa, per le prime 4 annate 2009, 2010, 2011 e 2012 la cassaforte ERECTUS che oltre a custodire l’unico vino al mondo ottenuto da grappoli eretti , contiene gli strumenti necessari a gestire il progetto , cioè il cavatappi ERECTUS, realizzato in ottone “dal pieno” a Pordenone, indispensabile per estrarre i due tappi ( infatti con i cavatappi costruiti fino ad oggi non sarebbe possibile aprire la bottiglia ), la siringa per l’alimentazione del sistema idraulico alla base della cassaforte, i piedini antivibrazioni ed il coltello-spazzola per una precisa asportazione della cera-gomma lacca .

La cassaforte inventata da Ariano diventa il miglior sistema per garantire il rispetto dei criteri di affinamento:

perfetta umidità, costante temperatura ed assenza di vibrazioni, luce e rumori.

La consacrazione ufficiale arriva con l’asta di CHRISTIE’S Ginevra, 17 maggio 2011.

E’ il vino con la più alta quotazione di sempre per la prima annata prodotta (2009).

The first wine in history, mythical ERECTUS (2009) …. ” Aggiudicata a USD 7,826!

Nel 2015, non ancora soddisfatto, prova a conservare il vino in bottiglie d’oro, di legno, d’acciaio e di marmo, ma conferma che il modo migliore ad oggi resta il vetro.

A quel punto arriva l’intuizione, prende spunto dal ritrovamento di vinaccioli, bucce e residui secchi di vino, trovati per caso all’interno di antichissime anfore affiorate durante i recenti scavi all’isola d’Elba.

Vuole creare il vino immortale, un vino che si possa tramandare per millenni, l’unico insieme ai suoi semi.

E così, a partire dall’annata MMXV —2015, decide che dalla cassaforte passerà ad un nuovo contenitore in marmo di Carrara. Lì trova un fiume che giace ai piedi di una montagna dalla quale cadono, da sempre e spontaneamente, alcuni sassi di splendido marmo.

Ne prende alcuni, li scava internamente a mano con forma utile ad alloggiarvi una bottiglia ed i semi dell’uva che ha originato il vino, va a Belluno dal più importante esperto di resine trasparenti anti UV, fa colare la resina su bottiglia e semi all’interno del sasso ed ottiene la cantina quasi perfetta.

Non è contento della forma, se pur magnifica, di quella pietra.

Allora richiede la consulenza dell’architetto Mario Bellini di Milano, che recentemente ha progettato per il LOUVRE, a 23 anni dall’apertura della piramide progettata da Ieoh Ming Pei, la sua seconda e ultima architettura contemporanea: è il nuovo dipartimento delle arti islamiche realizzato nella Cour Visconti con sette anni di lavoro .

Mario Bellini è entusiasta e dopo 11 mesi, crea e firma “Uovo DiVino“, la più piccola e preziosa cantina al mondo progettata esclusivamente per accompagnare nei millenni il Vino ERECTUS.

L’annata successiva sarà prodotta con grappoli ERECTUS di viti cresciute sul vulcano Etna con la collaborazione dell’azienda “……” solo quando le condizioni climatiche dell’annata garantiranno grappoli all’altezza di essere vinificati in ERECTUS.

Il suo motto è da sempre:

“Se c’è un modo di fare meglio, TROVALO !!!“

MARIO BELLINI
Franco Ariano Maestro Illu Minato


Non contento, nel 2016 collaborò a stretto contatto con Mario Bellini di Milano, Archistar dai seguenti titoli:
- nel 1962 vince il primoCompasso d’oro” con il tavolo minimalista ante litteram Cartesius.
- 8 sono i “Compassi d’oro” vinti, nessuno ne ha tanti come lui.
- Nel 1965 disegna il primo Personal Computer da tavolo della storia per Olivetti.- Il 1972 è l’anno in cui inventa “Kar-a-sutra”, mobile human space, per il MoMA di New York. Ha inventato la prima auto monovolume.
- Nel 1981 Steve Jobs assiste alla lecture di Mario Bellini all’ International Design Conference ad
Aspen, in Colorado. Jobs lo citerà in seguito nella sua autobiografia dopo non essere riuscito a
convincerlo a collaborare con Apple (due volte verrà a Milano nel suo studio).
- 25 sono le sue opere presenti nella collezione permanente del MoMA.
- Numerose architetture nel mondo, Usa, Australia, Giappone, Europa …
- Nel 2012, dopo sette anni di lavori, inaugura al LOUVRE il Dipartimento delle arti islamiche,
seconda e ultima architettura contemporanea nel complesso del grande museo di Parigi dopo la
piramide di Ieoh Ming Pei.
- Nel 2015 per la prima volta, a Palazzo Reale di Milano, mette in mostra tutti i capolavori di Giotto
con un progetto di allestimento rivoluzionario.
- Nel 2015 riceve il premio “Medaglia d’oro all’Architettura italiana”.
- Nel 2016 su invito di FRANCO ARIANO, crea e firma Uovo DiVino, la più piccola e preziosa
Cantina al mondo, in marmo di Carrara.
- Nel 2017 inaugura accanto al Colosseo di Roma l’”Antiquarium forense”, museo che racconta
la storia delle origini di Roma antica.
- Nel 2017 la Triennale di Milano dedica una mostra all’intera opera dell’architetto milanese,
noto in tutto il mondo. S’intitola “Mario Bellini. Italian Beauty” la retrospettiva che si inaugura
esattamente a 30 anni da quella a lui dedicata dal MoMA di New York nel 1987, già allora presente
con 25 opere nella collezione permanente del museo americano.

Nel 2016 Ariano e Bellini realizzarono Uovo DiVino, la più piccola e preziosa cantina al mondo, in marmo di Carrara. Ciascun Uovo DiVino contiene la relativa bottiglia ERECTUS, chiusa con due tappi, numerata e successivamente ricoperta di resina trasparente insieme ai suoi semi. In questo modo VINO ERECTUS MMXV è l’unico vino pensato per essere solo tramandato nei millenni insieme al DNA della pianta che lo ha originato. Ogni bottiglia è chiusa con 2 tappi.

Uovo DiVino n.1 è stato consegnato a CHRISTIE’S con base di partenza fissata a 100.000 euro.Ne esistono solo 69 bottiglie, numerate dalla 0 alla 68. Ogni bottiglia è accompagnata dal suo certificato, individuale e progressivamente numerato, del notaio Pacini Andrea di Siena.

Nel 2017 Uovo DiVino è stato esposto alla Triennale di Milano in occasione della grande esposizione intitolata “Mario Bellini —Italian Beauty”.

Mario Bellini con Franco Ariano
Interno di Uovo DiVino

“Aspirazione all’Universalità e Memoria del Mondo

diventano

un vero e proprio atto di altruismo verso i posteri”.

VIDEO
Franco Ariano Maestro Illu Minato

Alzare il volume
Alzare il volume
Scrivimi!

CONTATTI
Franco Ariano Maestro Illu Minato